giovedì 3 luglio 2014
un bell'articolo sui lupi di Roberto Marchesini
Il lupo come base sicura
Abituati a pensare al lupo come a una minaccia, al punto da assurgerlo a protagonista assoluto del male o del rischio nell'immaginario fiabesco, non ci rendiamo conto che in realtà questo è un retaggio attribuibile alla cultura pastorizia sviluppatasi nel Mediterraneo postneolitico, dove il lupo rappresentava un pericolo soprattutto per gli interessi economici di un uomo intento a deforestare per ricavare pascoli per le proprie greggi. A conforto della posteriorità di tale inimicizia, vi è il fatto che il cane, il primo degli animali ad aver intrapreso la strada della domesticazione, discende proprio dal lupo: il che significa che per molti secoli uomini e lupi hanno convissuto fianco a fianco in una specie di consorteria ecologica riconducibile al fatto di essere molto simili dal punto di vista sociale e adattativo ma complementari nelle prestazioni percettive ed operative. Il lupo, grazie a un olfatto molto raffinato e un udito assai sensibile rispetto ai piccoli rumori, è in grado di diventare un'ottima sentinella nei bivacchi di fortuna o nei primi accampamenti e un'insostituibile guida nei tragitti e nella ricerca. Per l'essere umano che si avventura negli spazi aperti delle steppe euroasiatiche e poi nelle foreste fredde di questi continenti, abbandonando la culla africana, non vi è dubbio che il lupo sia stato il più importante riferimento da seguire. Se, come sostengo, la domesticazione ha inevitabilmente una forte base epimeletica, non vi è dubbio altresì che l'ingresso del lupo all'interno delle comunità umane abbia costituito l'emergenza di una base-sicura eterospecifica per i nuovi nati, da cui l'importanza della dimensione di attaccamento.
Non vi è dubbio che la presenza del lupo-cane all'interno della comunità umana abbia rappresentato un forte cambiamento nella vita dell'uomo, una metamorfosi di gran lunga anteriore alla rivoluzione del Neolitico. Se consideriamo il quotidiano del Paleolitico, come un'esistenza fortemente influenzata dal contesto esterno, diviene evidente l'importanza di questa base-sicura accanto all'uomo in termini di sicurezza, di monitoraggio dell'ambiente e di segnalazione di eventuali pericoli. Possiamo dire che solo la presenza del lupo-cane permette all'essere umano di dormire sonni tranquilli e di abbandonarsi pienamente a un'ontologia dell'onirico, che comprende non solo la tendenza al sogno ma altresì l'utilizzo di prassi ipnotiche. Ma c'è un altro aspetto che mi preme sottolineare: è evidente che per i cuccioli d'uomo che nascono in una comunità mista che comprende anche canidi questi vengono avvertiti come elementi referenziali ossia basi-sicure in grado di favorire (come tutte le basi-sicure) processi di centrifugazione esperienziale, con la differenza che l'eterospecifico introduce nuove coordinate di centrifugazione, vale a dire permette esperienze che l'essere umano non avrebbe mai potuto fare in una condizione di chiusura nella specie. L'essere umano acquisisce modelli comportamentali non-umani attraverso la mimesi e altre modalità di apprendimento sociale, ma altresì vive esperienze grazie al volano centrifugativo eterospecifico che gli allargano l'orizzonte ontogenetico.
La partnership con il lupo determina inoltre processi di esternalizzazione operativa che consentono all'essere umano processi di cooptazione performativa, esattamente come l'utilizzo di uno strumento non solo libera la mano dell'uomo da un'attività ma le allarga il campo operativo perché introduce nuove prassie. La disgiunzione tra l'ambito motivazionale e il bisogno fisiologico poggia anche su questo esonero consentito dalla presenza del lupo-cane, che da una parte libera risorse motivazionali vincolate al bisogno dall'altra permette nuove declinazioni alle strutture motivazionali stesse. Agli occhi dell'uomo contemporaneo - forviato da una visione antropocentrica e sciovinista - è inammissibile il solo ipotizzare che il successo della nostra specie debba essere attribuito a qualcuno che non sia l'uomo stesso. In realtà se ritorniamo indietro di appena un secolo, quando ancora gran parte delle attività dell'uomo e la sua stessa sicurezza era affidata al cane nonché ad altri animali, riusciamo a capire questo bisogno che ancor oggi si manifesta nella persona di cercare nell'eterospecifico una base sicura e di relazionarsi con esso attraverso una dimensione di attaccamento, basata sulla conferma, sulla costruzione di nuovi campi performativi, sull'affidarsi al cane come guida, sull'imparare attraverso il comportamento del cane e sulla realizzazione di attività ibride. Guardiamo diversamente il lupo perché nei suoi occhi si nasconde gran parte della nostra umanità, cosicchè il solo perderne il significato vuol dire rinunciare a comprendersi.
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